Albicocca

Albicocca

L’albicocca è un frutto elegante, quasi aristocratico. Si presenta per primo sul mercato della frutta di stagione, rallegrando i banchi della frutta con il suo arancione talvolta velato di sfumature rossicce.

Storia

Questo frutto, che gli antichi romani apprezzavano e chiamavano mela armena, arriva dal lontano oriente. Le sue origini, però, sono in Persia, o in Cina, dove veniva coltivata già dal 3000 a.C. E proprio alle sue presunte origini armene è dedicato il nome scientifico di questo frutto: Prunus armeniaca. Il nome comune invece deriva dal latino praecocum, ossia primizia o precoce. Gli arabi lo trasformano in al-berquq, da cui derivano poi tutti i termini moderni: lo spagnolo albaricoque, il francese abricot, l’inglese apricot e l’italiano albicocca. La sua famiglia di appartenenza è quella delle Drupaceae, come la ciliegia, la prugna o il pesco . Il frutto è un tipico esempio di drupa: epicarpo sottile e membranoso – la buccia – un mesocarpo carnoso e un endocarpo legnoso che contiene un solo seme, detto armellina come quello della pesca. Entrambi hanno il problema di contenere una piccola percentuale di acido cianidrico, quindi le quantità da utilizzarsi sono davvero minime, per evitare il rischio intossicazione.

Proprietà

Le albicocche fresche sono molto povere di sodio, con un contenuto pari a 1 mg/100 gr. L’apporto calorico è ridotto, di solo 28 Kcal per 100 gr, con un contenuto di meno di 7 gr. di zuccheri solubili. L’apporto in proteine e grassi è scarsissimo, mentre risulta elevato il contenuto in carotenoidi e potassio. L’albicocca è però da evitare in presenza di calcoli renali o di problemi allo stomaco.

Varietà

La presenza sul mercato delle albicocche italiane inizia con la fine di maggio, con le varietà precoci, come Aurora, Lady Rosa ed Eura e si arriva a metà-fine giugno con le varietà medio-tardive o tardive come San Castrese, Vitillo e Portici.

Impieghi in cucina

Dal seme si ricava un’essenza che trova utilizzo in pasticceria, ad esempio nella produzione degli amaretti. Il frutto invece viene consumato sia fresco che conservato. Per essere digeribile, deve essere consumato ben maturo, ma è facilmente deperibile. L’alternativa è conservarlo, per poterne godere tutto l’anno: sciroppato, sotto spirito, essiccato, in forma di gelatina o di marmellata. L’olio ricavato dalla spremitura dei noccioli trova impiego anche in cosmesi. Grazie al suo contenuto in acidi grassi ha un forte potere penetrante e rende la pelle più liscia ed elastica.

Ricette



Commento

This post was last modified by Sara Viterbi on 29 agosto 2016.

  • 29 agosto 2016 @ 16:29:05
  • 29 agosto 2016 @ 16:14:58 [Salvataggio automatico]
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