Anice stellato

Anice stellato

In commercio normalmente si trova intero, qualche volta in polvere, che però ha diversi problemi di conservazione degli aromi. Molto meglio pestarlo al mortaio al momento dell’utilizzo.

Caratteristiche

Per arrivare sulle nostre tavole parte da lontano, principalmente da Cina e Vietnam, dove si trova allo stato spontaneo, ma anche da Giada e dalle Isole Filippine, dove viene invece coltivato. Questa bellissima spezia fatta a forma di stella a otto punte si ricava da un albero della famiglia delle Magnoliaceae, l’Illicium verum, che inizia a fare i frutti dopo circa 6 anni dalla nascita. I fiori sono di colore bianco, con tendenza a virare verso il giallo, e ricordano da vicino quelli della magnolia. Il frutto ha la caratteristica forma di stella, formata classicamente da 8 lobi ovali e appuntiti. Ogni punta ha al suo interno un seme, che però ci interessa relativamente poco: è infatti il pericarpo a concentrare i profumi e i sapori che rendono interessanti svariati piatti e preparazioni.

Il suo nome comune ci fa capire immediatamente che i suoi profumi ricordano da vicino quelli dell’anice, pianta di cui però non è nemmeno lontana parente. Merito dell’anetolo, un etere aromatico che ritroviamo anche nell’aneto e nel finocchio. Il gusto ricorda vagamente anche quello della liquirizia, ed è caldo e intenso.

Proprietà

All’anice stellato vengono attribuite proprietà digestive, diuretiche, antispasmodiche e carminative. Si usa in erboristeria per combattere le cefalee, la mancanza di appetito e anche l’affaticamento cerebrale. Pare sia efficace anche per combattere i pidocchi nei più piccoli, ma in generale entra nella composizione di prodotti per capelli e per la cute, in particolare per contrastare il fenomeno dei capelli grassi.

Impieghi

In cucina si utilizza in svariati modi: nel brodo, nelle minestre, nelle carni, ma anche per aromatizzare il pane, le marmellate e alcuni dolci. Tipico il suo utilizzo, insieme alla vaniglia, per la cottura delle castagne lesse. Viene utilizzato anche nella produzione di alcuni liquori: fornisce l’inconfondibile aroma alla sambuca, ma entra di tutto diritto anche nell’aromatizzazione dell’assenzio e del pastis, dell’ouzo e del raki.

 



Commento

This post was last modified by Sara Viterbi on 18 gennaio 2016.

  • 18 dicembre 2015 @ 12:17:06
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This post was created by Il Cucchiaio d'Argento on 29 settembre 2015.

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