La ciliegia

La ciliegia

La ciliegia è il frutto migliore per soddisfare il senso della vista e del gusto, con quel bel colore rosso acceso: è succosa, dolce e dissetante.

Storia

Secondo l’iconografia cristiana, la ciliegia rappresenta il Frutto del Paradiso, antidoto naturale alla mela, che fu la causa del Peccato Originale, mentre per i finlandesi il colore della ciliegia è il simbolo del peccato. I primi a coltivare il ciliegio furono i greci, a partire presumibilmente dal IV secolo a.C. In Italia arrivò solo più tardi, a ridosso dell’età imperiale, ma il ruolo di Roma fu fondamentale nella diffusione di questa pianta in Europa, tanto che, secondo Plinio, in soli 120 anni il ciliegio raggiunse le zone più a nord dell’impero e persino la Britannia, anche se al tempo erano considerate un cibo di lusso. Relegata nei monasteri e nelle corti fortificate durante il medioevo, la cerasicoltura ebbe nuova spinta nel periodo del rinascimento, per giungere fino a noi quale coltura specializzata.

Caratteristiche

La ciliegia è il frutto del Prunus avium, il cosiddetto ciliegio dolce. Questo le differenzia dalle amarene, dalle marasche e dalle visciole, che invece sono il frutto di un’altra specie vegetale: il Prunus cerasus, ossia il ciliegio acido. Entrambe fanno capo alla famiglia delle Rosaceae, genere Prunus, che comprende un numero molto elevato di specie. Sono generalmente specie pioniere, che vivono naturalmente in ambienti forestali o semiforestali aperti e disturbati, che sono fra le prime a colonizzare, grazie anche alla diffusione del seme operata dagli uccelli. È proprio questo essere pioniere che le rende così adatte alla coltivazione.

Al momento dell’impianto il terreno dev’essere nuovo e non deve avere ristagni di umidità: la pianta teme il marciume radicale. Il ciliegio vive e produce bene in un terreno anche povero purché “sano”, vive male e poco in un terreno in cui l’acqua ristagna anche per brevi periodi. Il ciliegio attualmente si pianta con astoni già innestati, in quanto la pianta già innestata fa recuperare tempo per l’entrata in produzione. L’epoca migliore per l’impianto è l’autunno, così la pianta ha il tempo di ricostituire le radici secondarie prima della fioritura. La pianta del ciliegio ha una durata media da 25 a 40 anni, il ciclo produttivo va da marzo a novembre, quando cadono le foglie. La maturazione si concentra dal mese di maggio al mese di luglio anche se, in zone montane e con varietà adatte, ci si può spingere fino al mese di agosto-settembre.

Il frutto del ciliegio, tecnicamente parlando, è una drupa di forma sferica, di colore rosso più o meno accentuato e con al centro un nocciolo non commestibile. Ha il problema di essere facilmente deperibile, quindi le ciliegie migliori sono quelle consumate subito dopo la raccolta. La frigo-conservazione è possibile, ma non si può spingere sotto i 2° C. Per tali motivi sono sempre da preferirsi i frutti di origine locale e quanto più freschi possibile.

Proprietà

Dal punto di vista nutrizionale la ciliegia è un frutto ricco di zuccheri, e ha un elevato contenuto in vitamine A e C e in sali minerali. Le calorie apportate all’organismo sono poche: 30-35 Kcal ogni 100 g di prodotto. La ciliegia è indicata nell’iperuricemia e nella gotta, nelle fermentazioni intestinali e nella stipsi. È controindicata invece per chi soffre di gastro-enterocolite.

L’Italia è il quarto produttore nel mondo di ciliegie con una produzione annua di circa 150.000 tonnellate. Da noi il ciliegio si coltiva un po’ dappertutto, con la predominanza di quattro regioni: Puglia, Campania, Veneto ed Emilia Romagna. La tendenza attuale, anche per dare una redditività alla coltura, è quella di spingere molto sulla densità di impianto, utilizzando dei sistemi di allevamento a spalliera e contenendo molto l’altezza delle piante.

 

Varietà

Le precoci sono le francesi Bigarreau Burlat e Bigarreau Moreau. Sono le primizie, e proprio per questo sono molto costose. Fra le medio precoci il riferimento è la Giorgia, varietà coltivata anche per l’impollinazione della diffusissima Ferrovia, assieme all’Adriana. La canadese Van: buona, gustosa, dissetante, ma piccolina, dal peduncolo corto.

Nelle medio tardive troviamo la Ferrovia e la Lapins. Sono probabilmente le più coltivate sul territorio italiano, visto anche il loro apprezzamento sui mercati in genere. Sono però di difficile gestione agronomica: la Lapins ha bisogno di potature molto severe, la Ferrovia di idonei impollinatori nelle vicinanze per ottenere una buona produzione.

Tra le tardive, il punto di riferimento è l’autofertile canadese Sweetheart Sumtare. Produce frutti di buone dimensioni e ottima qualità, ma è molto sensibile alla moniliosi e allo spacco.

Indimenticabili poi le varietà locali, che purtroppo negli ultimi anni stanno lasciando il campo a nuove varietà più facilmente gestibili dal punto di vista agronomico, più produttive e più resistenti: a Vignola il Durone nero, a Verona la Mora di Verona e la Mora dalla punta, la Del Monte e Della Recca in Campania.

Ricette

Insalata di quinoa con pesche, albicocche e ciliegie

Ciliegie sciroppate

Torta di ciliegie

Torta a strati alle pesche e ciliegie

Frollini alle mandorle e ciliegie candite



Commento

This post was last modified by Sara Viterbi on 2 agosto 2016.

  • 2 agosto 2016 @ 16:24:56

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