Pitaya

Storia

 

Attorno alla pitaya ruota una bella leggenda. Migliaia di anni fa, quando ancora i draghi popolavano la terra, si scatenò una guerra fra i soldati dell’imperatore cinese e questi animali sputafuoco. I draghi sconfitti, prima di esalare l’ultimo respiro, facevano uscire dalla bocca proprio la pitaya, che veniva portata in dono all’imperatore quale simbolo di vittoria. Nel frattempo i soldati mangiavano la carne del drago per assorbirne la forza.  Per questa ragione, ancora oggi, la pitaya viene chiamata anche frutto del drago.

In realtà la pitaya è nativa della parte più a sud del Messico, della costa pacifica del Guatemala, Costa Rica ed El Salvador. Oggi è ampiamente diffusa e coltivata anche nei paesi del Sud-est Asiatico, come  Thailandia e Vietnam.

Caratteristiche

Il nome scientifico della pianta di pitaya è Hylocereus undatus, specie che appartenente alla famiglia delle cactaceae. Si tratta di una pianta molto scenografica, tanto che inizialmente veniva utilizzata per scopi ornamentali, perenne e che cresce molto in fretta. Le sue ramificazioni sono tipicamente triangolari e ricadenti. Ogni ramificazione è formata da tre ali dal margine molto ondulato e dotate di spine. I fiori sono di colore bianco e giallo e hanno la singolare caratteristica di aprirsi all’arrivo del buio e richiudersi la mattina dopo. La fioritura dura una singola notte. Dalla loro impollinazione si origina un frutto molto caratteristico e appariscente, con la buccia di colore rosso o giallo, a seconda della varietà, e polpa interna che può essere bianca, rossa o gialla, punteggiata di piccoli semini neri.

Proprietà

La pitaya è un frutto molto ricco di vitamine, in particolare vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B. Ma non solo: ha anche un buon contenuto di proteine, antiossidanti e sali minerali, ed è ricco di fibre, caratteristica che lo rende l’alleato perfetto per la regolarità intestinale.

L’apporto calorico è piuttosto modesto, pari a circa 35 kcal per 100 grammi di polpa. Molto interessanti sono anche le proprietà diuretiche, che aiutano a contrastare la ritenzione idrica.

Impieghi

La pitaya è un frutto molto apprezzato se servito fresco e tagliato a metà, da mangiarsi semplicemente con un cucchiaino, magari condito con qualche goccia di limone. La polpa è consistente e croccante, dal sapore delicatamente dolce e persistente. Si usa anche per realizzare cocktail e frullati, marmellate, gelatine e finanche gelati. Se cotta al vapore, la polpa può essere utilizzata anche come contorno e si abbina molto bene al pesce e alla carne.

Suggerimenti

La pitaya si trova tutto l’anno dai fruttivendoli più forniti, magari specializzati in frutta tropicale. Si conserva in frigorifero per circa una decina di giorni, a patto di lasciarla intera.

 



Commento

This post was last modified by Annalisa Musso on 31 maggio 2017.

  • 12 luglio 2017 @ 12:08:15 [Salvataggio automatico]
  • 31 maggio 2017 @ 13:10:30

This post was created by Il Cucchiaio d'Argento on 31 maggio 2017.

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