Portulaca

Dimenticate il pesce azzurro, le noci, l’olio di semi di lino, le alghe. Se volete davvero fare il pieno di acidi grassi omega-3 è per terra che dovete guardare, nei campi coltivati, dove cresce un’infestante preziosissima per il nostro organismo: la portulaca. La famiglia è quella delle Portulacaceae e il nome pare derivi dal latino portula, ossia piccola apertura, in riferimento al piccolo coperchio che si apre quando il frutto è a maturazione e la natura decide che è il momento di spargere i semi.

Storia

Le sue virtù erano conosciute anche nell’antichità. Di origine asiatica, si diffuse ben presto anche nelle zone del Mediterraneo tanto che scrittori greci come Ippocrate e Teofrasto o latini come Plinio, Varrone e Columella ne parlano nei loro scritti, lodandone l’uso in cucina. Ci sono inoltre testimonianze di coltivazione della portulaca anche nel medioevo. Oggi è diffusa un po’ ovunque allo stato spontaneo, ma in alcuni paesi è ancora coltivata ad uso alimentare, nelle sue diverse varietà.

Caratteristiche

La portulaca è una pianta diffusa in tutta l’area del Mediterraneo, dalla pianura fino ai 1500 metri d’altitudine. Si tratta di una pianta spontanea normalmente classificata come infestante, che predilige i terreni lavorati e fertili e che è in grado di diffondersi molto rapidamente. Il suo portamento è quasi prostrato, strisciante, ma può arrivare a un’altezza di 10-15 cm. I fiori sono piccoli, gialli, dalla vita brevissima. Le foglie sono ovato-lanceolate, di consistenza simile a quella delle piante succulente, quindi con una certa carnosità ed elevato accumulo di acqua. Anche il fusto è carnoso e di colore tipicamente rossiccio.

Proprietà

Le calorie che apporta all’organismo sono davvero modeste, appena 20 per 100 gr di prodotto. In compenso è ricca di sali minerali, fibre e vitamine, in particolare vitamina C, tanto che nel passato veniva portata sulle navi per i lunghi viaggi, allo scopo di prevenire lo scorbuto. Ma la sua caratteristica più interessante risiede nel contenuto di omega-3, in particolare di acido linoleico, superiore a quello di qualsiasi altro vegetale: 350 mg ogni 100 gr. Questo la rende un alleato prezioso per la nostra salute, in particolare per l’apparato cardiocircolatorio. Ha una sola controindicazione la portulaca: l’elevato contenuto in acido ossalico, principale costituente dei calcoli renali e biliari. Per questo chi ha o ha avuto patologie renali o epatobiliari ne dovrebbe evitare il consumo.

Impeghi

L’utilizzo in cucina è soprattutto allo stato fresco nella composizione di misticanze, insalate miste, insalatone. Ma può finire anche in frittate e preparazioni calde. Il suo gusto è acidulo, fresco e leggermente salino. La portulaca può però anche essere raccolta, essiccata e poi utilizzata nel corso dell’inverno in zuppe oppure come verdura cotta. La conservazione può anche avvenire sott’olio, previa una veloce sbollentatura in acqua e aceto. C’è anche chi raccoglie i piccoli semi per aggiungerli al pane o allo yogurt, ma anche in zuppe.

 



Commento

This post was last modified by Sara Viterbi on 20 maggio 2016.

  • 19 maggio 2016 @ 17:24:37 [Salvataggio automatico]
  • 19 maggio 2016 @ 17:08:17

This post was created by Il Cucchiaio d'Argento on 19 maggio 2016.

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